La strada verso la smart Europa di EU2020 è tutta in salita… e il tempo stringe


Il 75% di uomini e donne tra i 20 e i 64 anni attivi nel mondo del lavoro, il 3% del PIL da investire nel settore della ricerca e sviluppo, 20 milioni di persone fuori dal rischio di povertà. Tutto questo entro il 2020. Ce la faremo? Per monitorare il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia EU2020 è stato sviluppato un set di indicatori specifici, ma il trend non è dei più rosei. Cerchiamo di capire a che punto siamo e quale è la situazione specifica dell’Italia.

Smarter, greener, more inclusive? E’ una nuova pubblicazione di Eurostat che fornisce sostegno statistico per la strategia Europa2020 e monitora i suoi obiettivi. La pubblicazione presenta dati statistici ufficiali prodotti dal Sistema statistico europeo (SSE) e diffusi da Eurostat ed esamina le tendenze del passato, generalmente a partire dal 2000 o 2005, fino a l’anno più recente per cui i dati sono disponibili (2011 o 2012). Il suo scopo non è quello di prevedere se saranno raggiunti gli obiettivi di Europa 2020, ma di indagare le ragioni che stanno dietro i cambiamenti osservati negli indicatori principali.

Europa 2020

Prima di presentare gli indicatori è utile fare un passo indietro e cercare di capire cosa è EU2020 e quali sono le priorità e gli obiettivi da raggiungere.

La strategia Europa 2020 adottata dal Consiglio europeo il 17 giugno 2010 è l’agenda dell’UE per la crescita e l’occupazione per il decennio in corso. L’obiettivo è di avere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e superare le debolezze strutturali dell’economia europea, migliorare la competitività e la produttività, sostenere un’economia sociale di mercato. La strategia Europa 2020 subentra alla strategia di Lisbona che aveva come impegno quello di aumentare la competitività europea attraverso una società tecnologica basata sulla conoscenza e l’innovazione.

Se le priorità sono tre, ossia crescita intelligente, crescita sostenibile e crescita inclusiva, 5 sono invece i target (o gli obiettivi) occupazione, ricerca e sviluppo, energia, educazione, povertà e esclusione sociale; ciascuno dei quali viene analizzato in base a 8 indicatori ( + 3 sotto-indicatori per la povertà e l’inclusione sociale). 7 invece sono le aree di policy che servono come volano per la crescita e l’occupazione e catalizzano le priorità di tutti gli obiettivi dando vita ad alcune cosiddette “Flagship initiatives” come per esempio Horizon 2020.

Ma quali sono dunque gli obiettivi da raggiungere?

  • Portare al 75% il numero di uomini e donne tra i 20 ei 64 anni attivi nel mercato del lavoro;
  • Portare la quota di investimenti nel settore della ricerca e sviluppo al 3% del PIL;
  • Ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, aumentare la quota delle energie rinnovabili del 20% ed aumentare del 20% l’efficienza energetica;
  • Ridurre il tasso di abbandono scolastico del 10%, e portare al 40% il totale dei 30-34 che abbiano completato l’istruzione terziaria;
  • Ridurre la povertà: 20 milioni di persone fuori dal rischio di povertà o di esclusione sociale.

Gli obiettivi principali dell’UE sono stati tradotti in obiettivi nazionali. Questi riflettono la situazione di ciascuno Stato membro e il livello di ambizione che sono in grado di raggiungere per attuare la strategia Europa 2020. Ad esempio, mentre l’UE si è impegnata ad aumentare l’occupazione al 75%, gli obiettivi nazionali per l’occupazione adottati dagli Stati membri variano dal 62,9% di Malta all’ 80% in Danimarca, Paesi Bassi e Svezia.

Andiamo ora a indagare gli obiettivi al loro interno per capire a che punto siamo oggi in relazione al loro raggiungimento e indicare quanto vicini o lontani siamo dal bersaglio.

PRIMO OBIETTIVO: OCCUPAZIONE. 75% di uomini e donne tra i 20 ei 64 anni da impiegare.

Tra il 2005 e il 2008 il tasso di occupazione delle persone tra i 20 e i 64 anni è aumentato fino a raggiungere il 70%. Il trend si è capovolto nel 2009 con la crisi economica tanto da scendere al 68.5%. È cresciuta però l’occupazione femminile mentre resta il problema delle persone di età tra i 55 e i 64 che sono rimaste senza lavoro e dei giovani e migranti che hanno bisogno di entrare nelle priorità della strategia di crescita inclusiva.

Per quanto riguarda gli obiettivi nazionali, nel 2012, Malta era l’unico paese ad aver già raggiunto il suo obiettivo nazionale. Dei restanti Stati membri, Germania e Svezia erano vicini, rispettivamente a 0,3 e 0,6 punti percentuali  al di sotto dei loro obiettivi nazionali. Grecia e Spagna le più distanti con 14,7 punti percentuali al di sotto.

C’è da dire che l’Unione Europea si sta confrontando con l’invecchiamento della popolazione: bassi tassi di fertilità, continui aumenti della speranza di vita e  pensionamento della generazione del baby boom nata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ciò significa che le persone anziane costituiranno una quota molto maggiore della popolazione totale nei prossimi decenni, mentre la quota della popolazione di età compresa tra 20-64 anni scenderà. Dunque, nonostante una aumento assoluto della popolazione, la forza lavoro dell’UE si sta restringendo, aumentando l’onere sui lavoratori di provvedere alla spesa sociale necessaria per una popolazione che invecchia. C’è sicuramente ancora molto da lavorare.

SECONDO OBIETTIVO: RICERCA e SVILUPPO. Migliorare gli investimenti pubblici e privati in ricerca fino a raggiungere il 3 per cento del PIL.

Durante il periodo 2000-2011, nell’UE l’intensità della ricerca e sviluppo è rimasta relativamente stabile intorno al 2% del PIL. Al contrario, gli altri concorrenti mondiali hanno registrato una crescita moderata (0,16 punti percentuali). La spesa in R & S è suddivisa in quattro settori istituzionali: governo, impresa, istruzione superiore e settore non-profit privata. In Europa è aumentata la spesa solo del settore dell’impresa e dell’istruzione superiore.

Per questo obiettivo il settore delle ICT è particolarmente importante, essendo responsabile di un quinto della spesa delle imprese in ricerca e sviluppo. Inoltre, è uno dei settori in più rapida crescita in Europa. Tuttavia una gran parte della popolazione europea è soggetta ad un deficit di alfabetizzazione digitale in crescita. L’esclusione di molte persone dalla società della conoscenza e dall’economia digitale sta rallentando l’effetto moltiplicatore delle ICT nelle innovazioni e, di conseguenza, la crescita della produttività.

Sulla base di questa  estrapolazione l’UE non raggiungerà il suo obiettivo del 3%. Vi è una chiara necessità di migliorare le condizioni di investimento nell’UE  e, per questo, sono state proposte tre “flagship initiatives”.

Innovation Union pone nuova enfasi sull’utilizzo dell’intervento del settore pubblico per stimolare il settore privato e consentire l’aumento di competenze scientifiche in Europa.

Lo Spazio europeo della ricerca (SER) è progettato per superare le barriere che ostacolato la ricerca, per esempio, affrontando geografiche, confini disciplinari e settoriali.

Horizon 2020 è lo strumento finanziario di attuazione di Innovation Union. Esso mira a trasformare le scoperte scientifiche in prodotti e servizi che hanno il potenziale per affrontare le sfide sociali come l’efficienza delle risorse, l’invecchiamento attivo, così come i cambiamenti climatici e per garantire la competitività globale dell’Europa.

TERZO OBIETTIVO: ENERGIE RINNOVABILI. Ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990 e aumentare la quota delle energie rinnovabili del 20%.

A prima vista, l’UE ha compiuto notevoli progressi verso la realizzazione degli obiettivi energetici e climatici. Nel 2011 le emissioni di gas serra sono diminuite del 17% rispetto al 1990 e ci si è avvicinati molto all’obiettivo finale.  Il consumo di energia primaria, dopo essere cresciuto quasi ininterrottamente tra il 1990 e il 2007, nel 2011 è sceso fino a raggiungere il 7% in meno rispetto al 2005 (anno base di riferimento per questo obiettivo). Tuttavia per raggiungere l’obiettivo l’UE deve ridurre il consumo di energia primariati un ulteriore 6,9%.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, il progresso verso un’economia a basse emissioni di carbonio è evidente. Tra il 2004 e il 2011, la quota di energia finale da fonte rinnovabile è aumentata del 60%, raggiungendo nel 2011 il 13% del consumo finale lordo di energia. Grazie a regimi di sostegno efficaci, la quota di energia eolica e solare, è aumentata in modo particolarmente veloce.

Allo stato attuale tredici Stati membri saranno in grado di raggiungere i loro obiettivi sulla base di misure già adottate. Otto lo saranno attuando misure aggiuntive. I rimanenti sei non saranno probabilmente in grado di raggiungere il loro obiettivo, neanche con nuove misure.

QUARTO OBIETTIVO: ISTRUZIONE. Riduzione del tasso di abbandono scolastico del 10%, e istruzione terziaria per almeno il 40% dei 30-34 anni di età.

L’abbandono precoce dell’istruzione è diminuito costantemente nell’UE dal 2000, sia per gli uomini e le donne. Il calo dal 17,6% del 2000 al 12,8% nel 2012, rappresenta il costante progresso verso l’obiettivo di Europa 2020. Nel 2012, le donne erano già vicino all’obiettivo generale dell’UE, al 11,0% di abbandoni scolastici prematuri, mentre il tasso era molto più alto per gli uomini, al 14,5%.

Miglioramenti sono stati anche visibili nel secondo indicatore principale di Europa 2020. Tra il 2000 e il 2012, la quota delle persone tra 30 e 34 anni di età che hanno completato l’istruzione terziaria è cresciuta costantemente dal 22,4% al 35,8%. La crescita è stata molto più veloce per le donne, che nel 2012 avevano già raggiunto l’obiettivo. Per coniugare questo obiettivo con quello relativo all’occupazione sono state inoltre messe in atto iniziative di supporto come“Youth on the move” e “ An Agenda for new skills and job” che cercano di rendere coerente il percorso formativo con lo sviluppo di profili e competenze rilevanti per il mondo del lavoro.

QUINTO OBIETTIVO: RISCHIO DI POVERTA ed ESCLUSIONE SOCIALE. Riduzione della povertà: 20 milioni di persone fuori dal rischio di povertà o di esclusione sociale.

La Commissione Europea ha l’obiettivo di ridurre il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale di 20 milioni entro il 2020 rispetto al 2008.

La Povertà monetaria è la forma più diffusa di povertà. Il numero di persone a rischio di povertà nel 2011 era 83,5 milioni (il 16,9 % della popolazione totale). Esiste, poi, il problema della deprivazione materiale, che interessa più dell’8% di tutti i cittadini dell’UE. Ed infine c’è il problema della bassa intensità di lavoro, che coinvolge il 10,2% del totale della popolazione di età compresa tra 0 e 59. L’anno 2009 segna un punto di svolta nella sviluppo di tutte e tre le dimensioni della povertà con un progressivo incremento. Inoltre, l’analisi mostra che i gruppi più vulnerabili nelle tre dimensioni della povertà sono sempre gli stessi: i giovani , le famiglie monoparentali, le famiglie con molti bambini, le persone con basso livello d’istruzione e gli immigrati. Quasi il 30 % dei giovani di età compresa tra i 18 ei 24 e il 27,1 % dei bambini di età inferiore a 18 sono a rischio di povertà o di esclusione sociale nel 2011.

Nel 2011, quindi, l’obiettivo era ancora molto lontano con quasi una persona su quattro a rischio di povertà o di esclusione sociale. L’abbattimento della povertà monetaria è una delle principali sfide per l’obiettivo di Europa 2020 ed è strettamente legata alla disparità di reddito. Si inserisce in questo contesto l’iniziativa “European Platform against poverty” a sostegno del reddito.

La situazione dell’Italia

Rispetto alla media dell’Unione europea l’Italia è più vicina agli obiettivi nei settori della R&S, delle emissioni di gas serra e delle energie rinnovabili.

Dall’inizio della recessione, però, l’Italia ha avuto un notevole aumento del numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, aprendo un divario significativo rispetto all’obiettivo di riduzione della povertà 2020. Anche se il tasso di occupazione si è stabilizzato negli ultimi tre anni, sono necessari sforzi superiori alla media UE per raggiungere l’obiettivo.

Secondo l’Unione Europea, per l’Italia è necessario prendere misure aggiuntive quali: riduzione del digital divide, modernizzazione del sistema scolastico, e riduzione dell’abbandono scolastico prematuro, facilitazione del passaggio dal sistema educativo a quello lavorativo, riduzione delle disuguaglianze tra Nord e Sud, sviluppo del settore della green economy, miglioramento delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, incentivi per fotovoltaico e energie alternative, “social cards” per la prevenzione della povertà assoluta, housing sociale per giovani coppie, inclusione dei migranti. Altre specifiche raccomandazioni sono: rafforzare la capacità amministrativa riformando il sistema giudiziario, migliorare la gestione dei fondi comunitari, aumentare l’efficienza del settore bancario; prendere misure per combattere l’evasione fiscale; incoraggiare ulteriormente la concorrenza nei servizi pubblici.

Un programma quasi tutto da mettere in piedi in sette anni: ce la faremo?

(articolo di F.Battistoni)

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